Noi dell’Arci Scacchi Bolzano di Alexander Benvenuto

Prefazione

„Noi dell’Arci Scacchi Bolzano“ (UISP) nasce all’interno dei progetti sviluppati dai cohousers residenti all’interno del Cohousing Rosenbach. Le motivazioni principali che fanno nascere questo piccolo opuscolo sono due: da un lato il circolo „Arci Scacchi Bolzano“ ha voluto presentarsi al grande pubblico, svelare il proprio mondo, cercando in questo modo di avvicinarsi a tutte le persone. Si vuole mostrare a tutti i lettori che gli scacchi non devono per forza essere uno sport o un’attività di nicchia, ma che tutti possono cimentarsi in questa passione, senza limite d’età. L’esperienza mostra che vi è sempre un certo timore ad avvicinarsi a questo gioco, come se fosse in qualche modo „pericoloso“. La risposta che si sente di più alla domanda:

„Vuole iniziare a giocare a scacchi?“ è „No, mi dispiace non so giocare!“, come se fosse un dovere o sia possibile saper giocare appena nati e che in alternativa non sia possibile imparare questo gioco.

La seconda motivazione è quella di indagare se gli scacchi, pur essendo un gioco individuale e competitivo, potesse avere un valore sociale. In altre parole se gli scacchi possano avere la funzione di promuovere amicizie, rapporti di sostegno ecc. e mettere in contatto persone molto diverse tra di loro.

La prima parte del lavoro presenta e pubblica le risposte a domande fatte ad alcuni soci del circolo Arci Scacchi Bolzano.

La seconda parte, invece, cerca di raccontare la storia di relazioni nate attorno ad una passione comune, appunto gli scacchi.

Alexander Benvenuto

Introduzione

È ormai dal lontano 1983 che l’Arci Scacchi Bolzano (UISP) offre a tutti i Bolzanini (e non solo) la possibilità di giocare a scacchi. Ultimamente il circolo ha avuto una forte crescita e può presentare orgogliosamente i seguenti dati: più di sessanta soci regolarmente iscritti all’anno 2017-2018, tra cui tre cinesi, un filippino, un polacco, una moldava, un serbo, un cubano, un iraniano, un ucraino, tre tunisine, due peruviani, un inglese, nove altoatesini di madrelingua tedesca e quaranta altoatesini di madrelingua italiana. Di questi, dieci giocatori hanno meno di dieci anni, quattordici giocatori hanno meno di diciotto anni, sedici giocatori tra i diciotto e i quarant’anni, venti giocatori tra i quarantuno e i sessant’anni e cinque giocatori hanno più di sessant’anni. Infine sono iscritte undici giocatrici.

Questi dati dimostrano, come il gioco degli scacchi possa essere un mezzo ideale d’incontro intergenerazionale ed interetnico. In particolare l’età, ma anche altre caratteristiche sociodemografiche come il sesso ad esempio, che in altri sport possono risultare fattori determinanti, negli scacchi diventano del tutto irrilevanti. Gli scacchi sono in grado di unire giocatori di diverse età e culture e questo va ad eliminare totalmente il gap generazionale, favorendo così la comunicazione, la reciproca conoscenza e la collaborazione tra anziani, adulti, giovani e giovanissimi.

Ormai da diversi anni l’Arci Scacchi Bolzano offre corsi di scacchi a tutti e offre la possibilità a giocare a questo gioco. Oltre ai corsi, i soci partecipano ed organizzano tornei individuali e a squadre e al campionato che si disputa all’interno del territorio provinciale. Questo è probabilmente il vero punto di forza del lavoro del circolo. Davanti alla scacchiera nasce una vera e propria battaglia di cervelli. Davanti ad una scacchiera tutti sono uguali.

Buona lettura!

Arnaldo Brandolese – Il presidente

Età: 59

Lavoro: in attesa di una ben meritata pensione

Hobby e passioni: scacchi, corsa, sport in generale, francobolli, non recepisco la musica ed il ritmo

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Giocatore fai da te. Più che imparare, preferisco condividere la mia passione degli scacchi cercando di trasmettere, soprattutto ai ragazzi, tutto quello che conosco sul gioco.

Non dimentichiamo che per continuare bisogna divertirsi. Senza il divertimento si parlerebbe di muovere dei pezzi di legno senza vita da una casa all’altra.

Le varie attività organizzative delle quali mi occupo tolgono molto spazio al gioco e pertanto rimango un principiante di grande passione ed esperienza.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

In primis mi attirano gli scacchi di una volta, la loro storia. Poi la socializzazione nel gruppo per studiare insieme. La possibilità di insegnare quello che sai, trasmettendo la passione a giovani e meno giovani. Sono ostile all’utilizzo dei motori di ricerca e al giocare online, anche se gli scacchi dimostrano di unire il moderno all’antico e resistere così alla tecnologia sempre più asfissiante.

Gli scacchi non sono solo il „Nobil Giuoco“, ma anche sport, storia, geografia, matematica, letteratura, poesia, filmografia e tanto altro ancora.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Non sono il giocatore o appassionato che quando la famiglia va a letto accende il computer per giocare. Cerco le possibilità di incontro sia nei giorni di ritrovo in associazione che in occasione di manifestazioni, dove partecipo o semplicemente accompagno dedicandomi all’insegnamento. Prediligo la diffusione degli scacchi presso fiere o stand all’aperto dove è possibile incontrare gente diversa che mai si sarebbe avvicinata agli scacchi in altro modo.

Tutto questo porta l’utilizzo di gran parte del mio tempo libero e talvolta toglie spazio alla famiglia.

Come hai iniziato a giocare?

Ho imparato da solo vedendo la trasmissione televisiva „Il dirodorlando“ circa nell’anno 1972. L’unico libro con il quale era possibile imparare a giocare, era il manuale di Porreca.

Ho cercato di trovare compagni di gioco per condividere la passione e piano piano mi sono messo a reclutare in grande, fondando un circolo di scacchi una prima volta negli anni 70 e poi in via permanente dal 1982.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Questa è una domanda facile. Sono uno dei soci fondatori e presidente da oltre 30 anni.

Gioco perché ancora dopo tanti anni mi diverto. Guai se non ti diverti!

Perché Arci Scacchi Bolzano? Perché siamo i migliori.

Perché non ci limitiamo solo a giocare a scacchi in un campionato. Perché diffondiamo il gioco a chiunque e dovunque.

Perché organizziamo tornei, corsi, serate e tanto altro.

Perché ci si ritrova anche al di fuori dell’ambiente scacchi per il piacere di stare insieme.

Perché non fa differenza la tua età, il sesso, la tua religione, la tua etnia e qualsiasi altra cosa.

Perché sai sempre dove trovarci e dove trovare chi ti accoglie senza farti troppe domande se non: “Vuoi giocare a scacchi?“

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Praticamente conosco tutti da sempre ed in alcuni casi anche le loro esperienze personali.

Cito parte di quanto ho scritto nella prefazione del nostro libro „25. Anniversario Arci Scacchi Bolzano:

„Tanti sono i nomi che hanno portato avanti questa avventura, talvolta meteore, altre volte presenze importanti, sia dal punto di vista umano che tecnico: amici da sempre, che hanno permesso tutto questo, che hanno costruito insieme una storia importante e che vogliamo qui raccontare ed onorare.“

Luca D’Ambrosio – Lo storico

Età: 50

Lavoro: dipendente pubblico

Hobby e passioni: musica, scacchi, storia, letture, camminare nei boschi, osservare la natura

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Direi posizionale, anche se da giovane vincevo soprattutto grazie alle piccole combinazioni. Comunque incompleto: ho sempre detestato studiare le aperture e questo è e rimarrà il mio punto debole.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

Potrei parlarne per ore…

Se proprio devo riassumere, mi piace molto questa definizione (non mia): “Gli scacchi sono un’arte che illustra la bellezza della logica”. Mi piacciono le idee profonde che si celano dietro delle manovre di pezzi a prima vista assurde. Sono affascinato dagli aspetti culturali e storici di questo gioco, che ha circa 1300 anni di storia documentata. I suoi intrecci con arti figurative, costumi, letteratura, pittura, cinema ecc. La sua evoluzione nel corso dei secoli, la sua accelerazione dopo la riforma rinascimentale e la diffusione nel mondo, il fatto che sia stato inventato senza capire assolutamente come si doveva giocare al meglio. Il susseguirsi di scuole diverse e la disputa teorica tra rappresentanti di correnti di pensiero differenti. Ammiro profondamente molti giocatori del passato, che con le loro teorie e scoperte hanno fatto enormemente progredire la comprensione del gioco, regalandoci dei capolavori che possiamo ancora oggi ammirare.

Mi piace conoscere persone da tutto il mondo, accomunate da questa passione. Grazie agli scacchi ho imparato ad amare i libri in generale e quelli dedicati al gioco nello specifico (questa è una lunga storia …). Ne possiedo centinaia – probabilmente troppi – moltissimi dei quali sono stati bellissimi da leggere e compagni di viaggio per molti mesi. I libri di scacchi non si leggono rapidamente come un romanzo, ma con una scacchiera a fianco riproducendo le mosse e ragionando su quanto sta accadendo. Servono tempo e quiete per capire ed è un’attività forse simile alla meditazione; per me molto piacevole.

Dal 2006 faccio parte di un’associazione internazionale di storici degli scacchi e collezionisti di libri di scacchi. Nell’ultimo decennio ho condotto alcune ricerche, partecipato a incontri, organizzato convegni sulla storia degli scacchi e scritto qualche libro. Al momento è questo l’aspetto degli scacchi al quale mi dedico maggiormente, mentre ho ridotto fortemente il gioco attivo.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana? Bella domanda!

Penso che dedicarsi precocemente ed intensamente agli scacchi mi abbia insegnato a pensare prima di agire e a mettermi nei panni dell’altro per cercare di capire il suo punto di vista – cosa abbastanza utile per prevenire guai grossi o gestire conflitti.

Anche ad assumermi in pieno la responsabilità delle mie scelte, senza dare la colpa ad altri. Un certo coraggio nel prendere delle decisioni. A fare autocritica e a riconoscere i pregi, ma anche i difetti o le debolezze del mio carattere e cercare di lavorare su queste. A studiare in maniera meticolosa, dato che le lacune nella preparazione prima o poi vengono a galla. Ad avere un approccio razionale e logico alla realtà. A non prendere decisioni importanti in maniera impulsiva. A fare progetti a lungo termine, avendo un piano per la vita – pur sapendo che forze ed eventi esteri potrebbero ostacolarlo. Cercare di prevenire pericoli e evitare rischi inutili.

Come hai iniziato a giocare?

A otto anni mia madre mi ha insegnato le regole del gioco, che ho praticato con vicini di casa, compagni di scuola e mio padre. Alle medie ho scoperto che esistevano dei libri di scacchi, che ho studiato da solo, migliorando rapidamente. Nel 1981 ho assistito alla finale del campionato del mondo di scacchi a Merano e successivamente mi sono iscritto al circolo Richter. Dalla sua nascita nel 1982 sono socio del circolo Arci Scacchi.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Faccio parte del circolo da quando è stato fondato, oltre 35 anni fa. Insieme al suo presidente, Arnaldo Brandolese, sono l’unico socio ad essere rimasto ininterrottamente attivo dell’Arci Scacchi, attraversando gli alti e bassi che si sono succeduti. Il legame affettivo è quindi molto forte, anche se da una decina di anni tra lavoro e paternità frequento meno le serate.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Ovviamente conosco molti giocatori, alcuni meglio di altri, ma i miei migliori amici non sono soci del circolo. Credo che questo sia tipico per associazioni sportive: trascorriamo moltissime ore insieme, ma spesso sappiamo poco della vita di chi abbiamo di fronte. Del resto una componente spesso presente è anche una certa rivalità, dato che in competizioni interne ed esterne, ma anche per avere i posti in squadra, si è anche molto spesso avversari.

Detto questo: con molti soci ed ex-soci sento una forte affinità intellettuale e con alcuni ho condiviso per anni anche momenti ed attività non scacchistiche.

Paltrinieri Mario – Il contabile

Età: 57

Lavoro: commercialista

Hobby e passioni: socio dell’Arci dal 1987, tifoso di calcio

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Non avendo la possibilità di fare altri sport (sono diversamente abile), è il mio sport preferito (definirlo passatempo è riduttivo).

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi? La possibilità di continuare a confrontarmi alla pari con altre persone normodotate. La possibilità di svagarmi dalla “pesante” vita qu

quotidiana.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Sono molto riflessivo e poco istintivo, anche se questo non sempre è un bene.

Come hai iniziato a giocare?

Ho iniziato con un amico che poi è venuto con me al circolo Arci.

Cos’è per te l’Arci Scacchi BOLZANO (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Ho iniziato a giocare seriamente a scacchi in questo circolo, attraverso la conoscenza del suo presidente Brandolese. Quindi per me il circolo Arci Scacchi Bolzano (Uisp) ha rappresento subito gli scacchi giocati in modo competitivo.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Penso di sì. Viste le mie condizioni di salute ho sempre qualche socio che mi dà una mano per risolvere i piccoli grandi problemi che si presentano nell’attività scacchistica.

Alessandro Danti – Jigen

Età: 46

Lavoro: impiegato

Hobby e passioni: cinema, letteratura, fantascienza

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Mediocre direi. Attendista all’inizio della carriera (si fa per dire…) ora più aggressivo per evitare la noia e provare a rendere le partite più divertenti (purtroppo anche per l’avversario…)

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

Sono sempre stato attratto dai giochi nei quali si applica la logica. Gli scacchi sono un passatempo incredibilmente affascinante per la loro storia e per la bellezza delle combinazioni possibili. Rappresentano inoltre ore di svago avendo la capacità di essere totalizzante, cioè di farti dimenticare il quotidiano che ha volte è fonte di stress.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

In nessuna maniera mi pare. Forse, ma dico forse, accade il contrario. Cioè se nella vita si è pazienti e moderati capita spesso che negli scacchi si diventi aggressivi nel gioco e poco propensi all’attesa. Direi che gli scacchi sono uno specchio al contrario di come si è nella vita.

Come hai iniziato a giocare?

Gli scacchi mi hanno sempre affascinato. Se non ricordo male avevo comprato un libricino con le regole e tattiche elementari. Ho iniziato così. Da solo.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

L’Arci rappresenta per me un circolo di amici fondamentalmente e di scacchi poi. Gioco in questo circolo perché all’epoca (forse nel 2000) era l’unico ad avere una pagina internet e così scoprii il circolo. La ritengo una fortuna che fosse l’unico altrimenti avrei potuto finire nel circolo sbagliato.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Nella vita ho delle amicizie profonde con persone sin dall’infanzia. Sono persone che considero fratelli. Nell’ Arci ho conosciuto tante persone e alcune di loro direi che li considero amici al di là degli scacchi.

Alberto Perino – Il preciso

Età: 24

Lavoro: Studente di informatica

Hobby e passioni: Ho la passione per gli scacchi e qualsiasi attività che mi stimoli a ragionare. Sono anche fan del buon cibo e della buona birra.

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Quando studio affronto brutalmente l‘aspetto del gioco in cui sono più debole e proseguo su quello, finché non diventa il mio aspetto più forte. Riesco a mantenere la calma e la fiducia in qualsiasi posizione, mi piace giocare d‘iniziativa e cerco di essere creativo.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

A differenza degli altri giochi, negli scacchi non vedo alcun limite di bravura, vedo infinite possibilità, moltissimi aspetti su cui si può migliorare e dipende tutto da me… Insomma, non diventerà mai banale. Questo per me è un enorme stimolo per lavorare su me stesso. Per me gli scacchi sono il tramite tra il ragionamento e le emozioni: essere coscienti, mentre il cervello elabora e avere il risultato davanti agli occhi ha un grande valore.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Ho notato che sono molto più preparato agli imprevisti: oltre alla pianificazione delle mie attività ho sempre un piano B e un piano C.

Come hai iniziato a giocare?

Mi ha insegnato mio fratello (maggiore, 6 anni in più) quando avevo circa 6 anni. Chi perdeva faceva i lavori di casa e toccava sempre a me. Questo è stato un grande stimolo ma è stato difficile trovare altri avversari per allenarmi. La svolta è arrivata con il mio primo smartphone a 14 anni: ho scaricato tutte le applicazioni e giocato contro tutti i computer ricavando spunti da quelli con lo stile di gioco più stimolante. Ho proseguito con i video su YouTube e giocando online, fino a scoprire l‘esistenza dei circoli a 20 anni.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

L‘Arci Scacchi è un bel gruppo. Mi sono unito da poco ma ho subito capito che i membri sono molto coesi e mettono il cuore nelle attività che svolgono.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo.

L‘amicizia per me è un concetto molto difficile: non mi chiedo se una persona è mia amica e se io lo sono per lei, prendo più i rapporti come vengono… Sicuramente ho socializzato con diversi membri e mi trovo bene in loro

compagnia. Mi piacerebbe continuare a condividere belle esperienze in loro compagnia.

Gianni Cencini – The family man

Età: 44

Lavoro: Responsabile strategy e finanza strutturata Hobby e passioni: Corsa, bici e scacchi

Che tipo di giocatore di scacchi sei? Attendista. Aspetto l’avversario.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

Più che la partita quello che più mi attira negli scacchi è il tempo che dedichi a cercare la soluzione di un finale. Il dedicare il tempo nel ragionamento per il me è fonte di piacere.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana? Secondo me è la vita quotidiana, che si riflette nello stile scacchistico.

Come hai iniziato a giocare?

Con mio padre da piccolo. I primi anni mi continuava a dire attenzione che c’è un trucco. Dopo qualche anno ero io che lo dicevo a mio papà.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

L’Arci Scacchi per me è l’occasione di entrare in contatto con persone che caratterialmente sono molto vicine al mio essere. La scelta di questo circolo è nata dal fatto che mia figlia qualche anno fa aveva fatto un corso per bambini con l’Arci Scacchi.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Alcune volte a conclusione degli incontri di approfondimento al circolo andiamo al bar per chiacchierare di noi. Solo momenti piacevoli.

Andrea Giacomazzi – Il ciclista

Età: 55

Lavoro: Impiegato tecnico

Hobby e passioni: Ciclismo e naturalmente gli scacchi

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Devo ancora scoprirlo; sono solo due anni che gioco. All’inizio ero molto aggressivo. Poi mi sono accorto che mosse azzardate e avventurose non

servono a niente contro giocatori esperti con alle spalle una buona preparazione teorica.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

Il rispetto delle regole e dell’avversario. In nessun altro sport il tuo avversario analizza la partita insieme a te, spiegandoti dove hai sbagliato. Avendo sempre praticato sport „fisici“ non mi ero mai cimentato in uno sport della mente. Posso dire che è una sensazione completamente diversa. Nello sport

„fisico“ bisogna fare ricorso alle qualità come la forza, la resistenza, la grinta ecc. Negli

scacchi non si può agire d’istinto. Ogni situazione va valutata. Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana? Prima pensa, valuta e poi agisci.

Come hai iniziato a giocare?

Prima ha iniziato mia figlia Anna. Di conseguenza anche io mi sono appassionato seguendo le lezioni insieme a lei.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Come detto sopra la prima ad iniziare è stata mia figlia alla quale io avevo solo insegnato a muovere i pezzi. L’Arci Scacchi era l’unico circolo a Bolzano che seguiva i bambini. Anna ha iniziato a frequentare il circolo dopo un incontro ad una fiera. All’inizio accompagnavo lei al circolo e io mi

facevo un giro o la spesa. Poi ho iniziato a sedermi davanti a una scacchiera e a fare qualche partitella. Da lì ho iniziato a giocare.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Si certo. Oltre ai tornei ci si trova a festeggiare compleanni, vittorie o solo per il piacere di trovarsi con amici.

Barbara Balzan – La rossa

Età: Sconosciuta (non è permesso saperla) Lavoro: infermiera di sala operatoria

Hobby e passioni: passioni oltre agli scacchi; mi piacciono le passeggiate all’aria aperta, nuotare, andare allo stadio per ascoltare della buona musica o vedere una bella partita di calcio, gustarmi delle belle serate con amici a tavola o al cinema …chiacchierare

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Gioco a scacchi in modo serio da tre anni. Prima giocavo con qualche amico senza conoscere nessuna teoria.

Tre anni fa ho iniziato a frequentare il circolo Arci Scacchi, prendendo anche qualche lezione.

Sono iscritta alla federazione scacchistica italiana e partecipo al campionato provinciale a squadre in serie C.

Sono capitana della mia squadra e partecipo attivamente alle iniziative del circolo.

Da due anni faccio parte del direttivo.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco e cosa significano per te gli scacchi?

Come tutte le mie passioni, mi diverte. Sono una persona competitiva, mi piace mettermi alla prova. Lo trovo un gioco faticoso, ma affascinante che stimola la mia pigrizia mentale.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Direi che avviene di più il contrario; è il mio stile di vita che si ripercuote sulla scacchiera quando gioco.

Diventa questo un momento di riflessione sui miei difetti da ripulire. Come hai iniziato a giocare?

Avevo 7 anni, i miei genitori giocavano con i loro   amici, e le domeniche che si passavano in montagna spesso c’era una scacchiera.

Ho imparato a muovere i pezzi sulla bella scacchiera con i pezzi di legno che avevamo in casa.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

È un associazione che unisce, grazie alla passione per il gioco degli scacchi, persone di ogni età, etnia, estrazione sociale e cultura.

Gioco per questo circolo perchè mi piacciono le persone che ho conosciuto con le quali gioco e collaboro da tre anni.

Hai instaurato delle relezioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi

Bolzano e di che tipo?

Sì, come spesso accade in molti sport, anche qui ho incontrato persone con le quali, gioco, chiacchiero mi diverto e trascorro piacevolmente parte del mio tempo libero.

Federico Gaudenzi – Il toscano

Età: 60

Lavoro: Impiegato tecnico c/o Aeroporto di Bolzano Hobby e passioni: Appassionato di montagna e di corsa

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Soprattutto scarso! Ho ripreso a giocare dopo più di 40 anni e si vede! Piuttosto debole in apertura, sto cercando di colmare almeno in parte le mie evidenti lacune. Sono più un giocatore posizionale che d’attacco. Raramente vinco per combinazioni brillanti. Quando non perdo, più facilmente conquisto un umile pedone e riesco a portarlo fino in fondo con grande sacrificio. Vendo comunque cara la pelle, mi piace combattere fino alla fine. Non amo le patte d’accordo dopo poche mosse, preferisco giocarmela a viso aperto.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco e cosa significano per te gli scacchi?

Quello che mi piace di più è l’eterna lotta fra due contendenti, senza però lo scontro fisico. Anche se in passato ho visto gente un po’ alterata tirarsi gli scacchi addosso! Adesso per me gli scacchi sono un bellissimo passatempo per mantere la mente allenata.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Sono sicuramente meno impulsivo di un tempo, adesso pondero bene il da farsi prima di prendere una decisione. Sul lavoro, in caso di problemi, cerco sempre di svolgere una sufficiente analisi prima di agire e questo aiuta.

Come hai iniziato a giocare?

Purtroppo ho cominciato tardi, dopo la scuola media. Spesso giocavo in classe con un compagno con la stessa passione, ci passavamo le mosse con pezzetti di carta (tanto i professori non capivano cosa c’era scritto!). All’epoca si giocava a scacchi presso il locale Dopolavoro Ferroviario. Non era un grande ambiente specialmente per la salute, tutti fumavano e bevevano! I mezzi erano pochi, ma grazie alla passione del compianto Dott. Beggi si riusciva a stare a galla.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

L’ambiente dell’Arci è quello dove ho cominciato a giocare a scacchi, forse per questo inconsciamente l’ho ricercato, volendo tornare a fare tornei. Ammetto che anche il fattore vicinanza, abito ad Oltrisarco, ha contribuito alla scelta…sono purtroppo abbastanza pigro!

Hai instaurato delle relezioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Sono da poco all’Arci Scacchi Bolzano, in effetti conosco ancora poca gente. Mi piace però l’ambiente sereno e pieno di giovani, un bel posto dove passare la serata. Mi trovo abbastanza bene con Massud (il resto del nome/cognome è impossibile da pronunciare e scrivere!), probabilmente anche per l’età che ci lega.

Graziano Scarabello – Il tattico

Graziano Scarabello – Il tattico Età: 40

Lavoro: Operatore sociosanitario Hobby e passioni: scacchi

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Sono un giocatore da 1300 ELO, dove alterno periodi di studio (partecipando a tornei), a periodi senza alcuna voglia di giocare.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco e cosa significano per te gli scacchi?

È un gioco per tutte l’età e simula battaglie. Permette di confrontarsi con l’avversario e analizzare assieme errori commessi. Per me gli scacchi sono un passatempo piacevole.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Il mio stile scacchistico non ha alcuna ripercussione nella vita quotidiana

Come hai iniziato a giocare?

Ho iniziato a giocare a scacchi grazie al nostro presidente Arnaldo Brandolese.

Nel lontano 1991, girando tra i quartieri di Bolzano, sono venuto in contatto con l’Arci scacchi che mi ha fatto conoscere e appassionare al gioco.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Dal 1991 ad oggi gioco per l’Arci scacchi, anche se vivo a Merano. Per me è un circolo a cui tengo molto, visto che ne faccio parte da più di 20 anni. Gioco in questo circolo perché è un circolo vivo e dà la possibilità a tutti di giocare.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Grazie a questo circolo, ho avuto la possibilità di conoscere persone speciali con le quali ho instaurato un rapporto di amicizia fuori dall’ambito scacchistico.

Alexander Benvenuto – Lo psicologo

Età: 29

Lavoro: Insegnante e Psicologo

Hobby e passioni: Oltre a giocare a scacchi, mi piace fare delle camminate in montagna, giocare a calcio (prima di diventare scacchista, giocavo a calcio),

nuotare, ping-pong.

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Direi che sono un giocatore strategico e meno tattico. Gioco molto sulle debolezze del mio avversario e facendo piani a lungo termine. Purtroppo alcune volte faccio errori nei calcoli. Credo di avere una buona esperienza, che mi fa vincere molte partite. Diciamo che vivo un pochino di rendita, conoscendo un po’ di teoria scacchistica. Comunque spero che il mio stile scacchistico sia in un periodo di cambiamento e di crescita.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco e cosa significano per te gli scacchi?

Credo che il piacere di giocare scaturisca dalla sensazione di avere una certa dominanza sull’avversario, quando si è in vantaggio. Alcune volte ho l’impressione che gli scacchi aiutano a liberare le nostre aggressività interne, senza fare troppi danni. Sicuramente sono una persona competitiva. Bisogna dire, però, che è il bellissimo gruppo dell’Arci Scacchi Bolzano che tiene viva la mia passione per gli scacchi. Altrimenti avrei già smesso di giocare da tempo.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Difficile da dire. Credo che sia un’influenza reciproca. Sicuramente il mio carattere e vita quotidiana si ripercuote sul mio stile scacchistico. Sono una persona molto cauta e questo si vede anche sulla scacchiera. D’altra parte, però, credo che in parte gli scacchi mi abbiano insegnato ad andare in profondità nelle cose, a non prendere tutto per ovvio. Inoltre mi hanno insegnato a perseverare, avere fiducia nelle mie capacità ed a non arrendermi.

Come hai iniziato a giocare?

Ho iniziato all’età di 14 anni. Sapevo già muovere i pezzi, ma non ricordo per quale motivo. Comunque mia mamma mi aveva detto che mio cugino aveva iniziato a giocare a scacchi con un circolo e io sono andato a guardare. Poi mio cugino ha abbandonato il gioco e io ne sono rimasto incantato. Sicuramente, come anche un’infinità di ragazzi a Bolzano, devo ringraziare il presedente Arnaldo Brandolese che mi ha insegnato le basi del gioco.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

Sento una fortissima appartenenza a questo circolo. Direi quasi come una famiglia. All’inizio mi ha accolto, dopo ho contribuito a fare crescere questo circolo. Sono nel direttivo e mi occupo dell’insegnamento ai ragazzi e a tutti quelli che vogliono imparare. Ultimamente infatti mi impegno più nell’insegnamento che nel gioco. È una grande soddisfazione per me, vedere i ragazzi crescere ed imparare sotto la mia guida.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Decisamente sì, in particolare con una persona che considero tra le persone più importanti della mia vita. Ho comunque molto contatto con quasi tutti i giocatori del circolo.

Tomas Giuseppe Petruccello – Il riflessivo

Lavoro: Studente all’università di Bolzano Età 20

Hobby e passioni: scacchi, fotografia, video ed animazione. Nel tempo libero anche disegno ed attività sportive.

Che tipo di giocatore di scacchi sei?

Sono un giocatore appassionato degli scacchi. Non mi interessa il punteggio ELO come numero per valutare me o i miei avversari, ma gioco per fare esperienza. Negli ultimi tempi poi, ho iniziato anche a studiare per migliorare le mie competenze.

Qual è l’aspetto che ti attira di più in questo gioco? Cosa significano per te gli scacchi?

La strategia come caratteristica fondamentale. Cerco di capire quali mosse mi fanno ottenere un vantaggio posizionale rispetto al mio avversario. Poi mi attira molto l’aspetto psicologico negli scacchi; capire sé, sé attraverso il nemico, ed infine il nemico stesso per raggiungere un certo scopo.

Come si ripercuote il tuo stile scacchistico nella vita quotidiana?

Predire, creare collegamenti e non farsi condizionare da convenzioni “sociali” che servono solo a creare certe classi (di punteggio, di bravura…); punteggi non bastano a descrivere!

Come hai iniziato a giocare?

Mia madre mi ha insegnato a giocare da bambino ma non mi ha mai veramente ispirato, fino a quando ho incominciato a giocare con un mio amico e poi ho scoperto l’Arci.

Cos’è per te l’Arci Scacchi Bolzano (Uisp)? Per quale motivo giochi per questo circolo scacchistico?

L’Arci per me è un punto di incontro. Non è una sede, degli oggetti o un nome, è il gruppo di persone di cui è composto che fa l’Arci. È una passione che puoi condividere con persone dello stesso interesse, con cui puoi migliorare insieme. I suoi membri sono il motivo principale per cui gioco lì.

Hai instaurato delle relazioni di amicizia con altri giocatori dell‘Arci Scacchi Bolzano e di che tipo?

Sì, ho instaurato dei rapporti di fiducia.

Una donna per amica

Se ti domandano: ”Quanti amici hai?“ Il primo pensiero è: “Un sacco ! “ Se si considerano anche tutti quelli sui social network. Però, a pensarci bene, quelli che veramente contano ricordano le rare pepite d’oro che pochi ricercatori nel 1849 in California riuscirono a setacciare.

Tornando ai giorni nostri, una di queste pepite d’oro di amicizia è nata al circolo Arci Scacchi a Bolzano tra Barbara e Alexander.

Tre anni fa hanno iniziato a condividere questa passione, e tra partite, tornei, lezioni di tattica, discussioni e risate hanno scoperto di essere così affini, da decidere di litigare in amicizia anche fuori dal circolo.

Contro ogni aspettativa, nonostante l’etnia linguistica differente, e la

considerevole distanza cronologica, Alexander nasce vent’anni dopo Barbara, il rapporto continua ad avere successo, complice anche lo scambio intergenerazionale che rende stimolante e divertente il dialogo.

Il gioco degli scacchi, e le attività didattiche che entrambi svolgono all’interno del circolo, sono senza dubbio un ottimo collante, ma le attività e gli interessi svolti al di fuori di questi impegni lo sono ancora di più.

Rimane la curiosità irrisolvibile di chi, avvicinandosi, ostenta confidenza nella speranza di decifrare il rebus del giovane Alexander che sorride al fianco di Barbara. Giovane, ma non abbastanza bello per poter passare per “ toy boy”. Insieme, si prendono gioco dei loro dubbi, qualche volta presentando Alex come un “counselor psicologico” o sfoggiando battute brillanti con quel pizzico di malizia che conferma le ambiguità di interpretazione. A conferma della loro complicità.

Gli scacchi come mezzo d’espressione

Raccontarvi la storia di Mario non è semplice; non perché non mi faccia piacere raccontarla, o perché io abbia pochi spunti narrativi, ma perché sia durante l’intervista, che in questo preciso momento, vengo assalito da un mix di emozioni di rabbia, tristezza, compassione, malinconia, ma anche di orgoglio, gioia e una forte voglia di vivere. Cercando di trasmettere al lettore la stessa onda emotiva che mi assale, vi racconto la storia di Mario, socio dell’Arci Scacchi Bolzano dal 1984.

Per Mario la passione per gli scacchi nasce già nel lontano 1982. Non è un caso che la scintilla della passione nasca proprio in quell’anno. A Merano, infatti, si sta giocando il mondiale di scacchi, e a contendersi il titolo del giocatore più forte del mondo, sono due mostri scacchistici: il russo Anatolij Karpov, uno stratega infallibile e lo stravagante giocatore sovietico naturalizzato svizzero e Victor Korcnoj. Bei tempi quelli, quando l’Alto Adige era ancora la “Mecca“ dei giocatori di scacchi. Prima di quell’anno, Mario muoveva soltanto i pezzi,( si dice così nel gergo scacchistico per dire che era ancora un principiante). Giocava soprattutto per corrispondenza. Mi faccio spiegare meglio cosa significa giocare “per corrispondenza“ e Mario

mi spiega con tono malinconico, che prima dell’ avvenire di tutto questo “tran-tran tecnologico“, per giocare con persone che vivevano in altri paesi, si giocava per corrispondenza. Si teneva la scacchiera su un tavolo o per terra, si scriveva la mossa su un foglietto, si spediva il foglio per posta, e si aspettava la mossa dell’avversario che arrivava giorni dopo. Era un po’ come giocare online, ma si era ancora nella vita reale e le partite duravano delle settimane. Forse nasce da qui il mito, che le partite di scacchi durano sempre e soltanto un’infinità di tempo. Mario mi racconta queste memorie con naturalezza, mentre io scrivo e faccio fatica ad immaginarmi di giocare una partita di scacchi in questo modo.

È osservando il papà Mario, che il piccolo Nicholas all’età di 7 anni gli chiese un giorno cosa fossero gli scacchi. Mario gli rispose: “gli scacchi sono un gioco di guerra nel quale, però, non muore nessuno”. Nicholas da allora, iniziò ad appassionarsi a questo gioco affascinante e oggi è senza dubbio uno dei giocatori più forti dell’Alto Adige.

Se in quegli anni gli scacchi sono stati per Mario un semplice passatempo, agli inizi degli anni ‘90, prendono con irruenza una dominante centralità nella sua vita. La passione per gli scacchi è rimasta la stessa, ma con l’avvenuta diagnosi di una malattia neurodegenerativa gli scacchi si trasformano da un passatempo ad un modo di svagarsi dalla „pesante“ vita quotidiana. Tra il 2003 e il 2004 la malattia inesorabile e bastarda, lo costringe in una sedia a rotelle. La vita mette Mario a dura prova e gli scacchi iniziano a diventare per lui non solo una „strategia di sopravvivenza“, ma un modo di esprimersi o come dice Mario: „Un modo per continuare a confrontarmi alla pari con altre persone normodotate“. Mario perde negli anni la propria autonomia e ogni mattina deve pensare all’organizzazione di ogni singola giornata . Qualsiasi banale attività quotidiana, inizia a diventare per lui una vera e propria sfida. “Mario è una roccia” penso, e mi assale il dubbio: il circolo è abbastanza sensibile verso la sua problematica? Negli anni abbiamo fatto abbastanza per supportare Mario? Non sono certo della risposta, ma sono sicuro che Mario dia un valore aggiunto al nostro circolo, fungendo da stimolo per migliorarci e sensibilizzarci verso queste problematiche e allo stesso tempo non arrendendosi e rimanendo un giocatore disponibile, pronto per essere schierato in squadra.

Mentre a livello fisico Mario continua ad indebolirsi, il livello scacchistico continua a crescere. Lo dimostrano i risultati in campionato della sua categoria. La voglia di mettersi ancora in gioco è forte e alla domanda, se pensa di poter ancora crescere scacchisticamente, lui risponde con umiltà:

„Credo di sì“. Non mi resta altro che allenarmi per quando lo incontrerò sul campo di una prossima partita, con o senza sedia a rotelle la sua forza e la sua

lucidità mentale resta quella di un maledetto giocatore da battere.

Amore di padre

L’ultima storia che vi racconto è quella di papà Andrea e sua figlia Anna. La piccola Anna, poco più di 12 anni, è senza dubbio una delle allieve più promettenti del circolo Arci. Quando arrivò al circolo nel 2015, con quel visino timido e molto educata, il mio primo pensiero fu: “È troppo docile questa bimba, dove sta la sua rabbia competitiva? Dio mio, questa me la massacrano sulla scacchiera!”.

Invece è ormai da diverso tempo che la piccola Anna domina la categoria femminile negli scacchi e non ha al momento avversarie che possono crearle grosse difficoltà. Alcune volte regala mezzo punto, ma sembra essere più un segno di pietà verso i suoi avversari che una vera sconfitta sulla scacchiera. Quante volte è stata sottovalutata dai suoi avversari che la vedevano vestita con un completo da felino e con quelle orecchie da gatta sulla testa. Questo non è uno scherzo! Ad Anna piace vestirsi così ai tornei di scacchi e qui mi viene proprio da dire che l’abito non fa il monaco.

Come già anticipato fu nel 2015 che papà Andrea portò sua figlia al circolo, chiedendo se era possibile insegnarle a giocare a scacchi. Le prime volte portava soltanto la figlia e si metteva in disparte, ma probabilmente il fascino degli scacchi ha ben presto causato la sua prossima vittima. Era l’ora di Andrea che decise dopo qualche mese di imparare a giocare a sua volta. Forse per stare più vicino alla figlia, per condividere la sua stessa passione o forse semplicemente per batterla sulla scacchiera. Rimarrà un quesito irrisolto. Rimane il fatto che da all’ora sono diventati una coppia inseparabile. Papà Andrea la porta ad ogni torneo di scacchi. Molti, forse troppi fine settimana, così mi fu raccontato una volta dalla mamma, vengono dedicati agli scacchi. Andrea racconta che partecipando ai tornei, si è creato un bel rapporto con i genitori degli altri ragazzi. Sembra difficile da credere, dal momento che i loro stessi figli si massacrano poi sulla scacchiera. Non solo i genitori, ma anche Anna ha fatto buone amicizie con i suoi coetanei scacchisti. Sembra proprio che sia possibile essere avversari ed amici allo stesso tempo e questo non è poco. Ma ecco qual è il segreto, papà Andrea racconta che, nei momenti di pausa, il tema scacchi non viene mai nominato dai ragazzini che corrono e

scherzano insieme. Forse è questo il trucco di una lunga amicizia e chissà se questa possa essere una lezione per molti genitori. Non è il caso di Andrea, però, che cerca il più delle volte di rimanere lontano dalla scacchiera della figlia e di controllare il suo dispiacere, quando la figlia perde. Alcune volte, però, la tensione è troppo forte internamente e anche il papà Andrea dà un’occhiata indiscreta alla partita di Anna. Sempre cercando di tenere quei 70-80 cm sacri, per non trasmettere a sua figlia la propria tensione. Da dove nasce, però, questa tensione? Chissà se rivede in Anna-giocatrice di scacchi il suo Super-Ego; una rappresentazione di Sé ideale! Non glielo ho chiesto; non volevo entrare nei meandri della psicologia!

Concludiamo l’intervista con un aneddoto che mi viene raccontato da papà Andrea. È una di quelle partite che si ricordano per tutta la vita. Stranamente sono spesso le sconfitte che vengono ricordate meglio. Sono quelle partite che bruciano di più e probabilmente è stato così anche per la piccola gattina dell’Arci Scacchi Bolzano. In un torneo doveva scontrarsi con un ragazzino che era stato soprannominato dalla coppia inseparabile “il patato”, perché non sembrava molto sveglio. Beh, adesso quello stesso ragazzino ha 1800 punti ELO e forse Anna ha imparato la lezione: non sottovalutare mai i gatti e le facce poco sveglie!

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