Il gioco degli scacchi nei bambini di età prescolare
copia dal sito di
Stefano de Luca
settembre 1997

Punti che si vogliono sviluppare
 

Regole
Si gioca imparando le regole, ma si gioca anche a modificare le regole e a farle rientrare in uno schema logico-narrativo che ne consenta la comprensione.
Cose banali per un adulto non lo sono affatto per un bambino che magari non ha mai fatto un gioco da scacchiera. Mettere il pezzo esattamente al centro di una casella, muovere una volta ciascuno, non poter rimettere in gioco un pezzo mangiato, rispettare esattamente le caratteristiche di movimento di un pezzo: sono queste le cose più difficili da insegnare.
Una volta superato questo scoglio (una volta che i bambini siano entrati nel frame context del gioco formale) il resto è estremamente più semplice, rientrando nell'ambito dell'acquisizione della tecnica. Una volta imparato il gioco degli scacchi, si scoprirà che i suoi principi specifici sono di poca utilità per altri giochi (ad es, il Go), ma il tempo di apprendimento di un altro gioco è decisamente ridotto.
A scopo sperimentale, abbiamo insegnato in una singola lezione a giocare a Backgammon: in pochi minuti i bambini sono stati capaci di sostenere una partita commettendo pochi errori (e, grazie ai dadi, divertendosi anche più degli scacchi!).
Per l'apprendimento delle regole, è particolarmente utile costruire una storia che spieghi il perché dei pezzi in gioco, dei movimenti e degli altri elementi. Questo permetterà di ricordare e assimilare più facilmente le nozioni, dando una base comune per eventuali giochi di contorno.
Può essere molto divertente, ad es., far giocare i bambini a 'fare il pezzo': su un pavimento con mattonelle quadrate, ognuno si muoverà esattamente come il pezzo scelto, raggiungerà il suo amico col movimento corrispondente. Si possono far disegnare i pezzi e inventare storie della scacchiera: l'Alfiere che va alla riscossa della Torre attaccata, il piccolo pedone che diventa grande, promuovendosi a Regina.
Una fonte importante di apprendimento è quello orizz0ntale: i bambini discutono delle regole mentre giocano da soli. Il contesto narrativo ha lo scopo di aiutare a dirimere le questioni.
Ampio valore viene dato al procedimento di trial and error:
 
- Quella mossa non la potevi fare
- Invece si!
- Non è vero, il Re si può muovere di un solo passo perché è vecchio e ha i vestiti pesanti.
- Facciamo finta che si può fare? Muoviamo ogni cosa come decidiamo noi?
- Allora diventa un altro gioco; ora giochiamo a scacchi.
 

Aumento dell'attenzione
Dall'inizio del corso alla fine, si assiste ad un vistoso e progressivo aumento della capacità di concentrarsi sulla lezione e sul gioco; partendo da lezioni non molto più lunghe di 15 minuti, si arriva alla possibilità di far giocare ai bambini partite di più di mezz'ora con grande concentrazione.
Questo incremento dipende, naturalmente, anche dalla capacità di padroneggiare il gioco.
 

Percezione geometrica
Gli scacchi presentano una geometria diversa dall'usuale, basata su elementi discreti piuttosto che continui come il bambino è abituato a percepire. Dovrà quindi distinguere gli stimoli reali dei colori imperfetti, dei quadrati, traducendo gli uni nei pezzi e le caselle bianche e nere, gli altri nei concetti di colonne, traverse, diagonali.
Trovare un percorso è uno dei compiti basilari del gioco degli scacchi. Questo percorso ha norme diverse particolari, quelle che Martin Gardener chiamava "geometria del taxista": nel diagramma, il percorso giallo e quello verde hanno la stessa lunghezza.



Anche i pezzi vengono progressivamente percepiti in base al movimento che li accomuna. Così uno scacco doppio col Cavallo, quasi impossibile da vedere all'inizio del corso, diviene uno degli elementi usuali. La percezione dei pezzi segue il percorso
narrativo: la storia che descrive il pezzo, la statuetta che ne descrive le forme
geometrico - razionale: il pezzo "perde" il suo fascino iniziale e ne acquista un altro grazie alle sue 'virtù';
complessivo: si riacquista il senso di battaglia, dando al pezzo narrato una storia più profonda ricca delle sue caratteristiche (le classiche espressioni degli scacchisti: "un affondo con l'Alfiere", "un salto del mio Cavallo", "la Torre difende il suo Re" etc.).
Nell'insegnamento del gioco in quanto tale, la geometria è l'elemento fondamentale, mentre i punti più interessanti nel complesso sono, a nostro avviso, la previsione e l'aumento dell'attenzione.
 

Previsione
In tutti i giochi è necessario sviluppare la capacità previsionale, ma questo è particolarmente accentuato nei giochi di scacchiera. Nelle prime partite, capita spesso che un bambino attacchi un pezzo per mangiarlo (piacere più immediato che l'astratto scacco matto) ma viene frustrato allorché il suo pezzo, messo in presa la mossa precedente, viene mangiato immediatamente dall'avversario. Risulta così diretto il rapporto causa-effetto, nonché che una singola mossa deve essere sempre accompagnata dalla previsione di ciò che farà il nostro amico antagonista.
Capita spesso di sentire conversazioni come questa:
 
- Io metto la Torre qui
- Ed io faccio scacco matto!
- Allora è meglio non metterla
oppure:
 
- Metto la Donna qui e ti mangio la tua
- No, sono io che la mangio, non ti conviene
- Hai ragione, meglio difenderla con la Torre
Con l'approfondimento del gioco (e aumentando il numero delle partite giocate) i bambini riescono a riconoscere dei patterns tipici e quindi il processo decisionale diviene più semplice; le posizioni possono essere più facilmente catalogate in ‘buone’ e ‘cattive’. Allo stesso tempo, allungando l'analisi delle mosse (all'inizio, si analizza al più la mossa successiva alla propria, poi si passa ad analizzare quella dell'avversario e la successiva propria etc.) si cominciano a rimandare gli appagamenti immediati ("“mangio un pedone"”) rivolti al fine principale (lo scacco matto).
È utile porre degli obiettivi intermedi che stimolino questo importante elemento cognitivo: impostare posizioni semplici ma che nascondono delle semplici trappole, girando la scacchiera (modificando il punto di vista).
 

Agonismo
Il primo corso è stato completato con un torneo di tutti i partecipanti. Il torneo si è svolto con tutte le regole dei tornei normali: uso dell'orologio scacchistico per il calcolo del tempo, chi tocca un pezzo lo deve muovere etc.
Dando una veste formale a questa esperienza ha fatto sì che i bambini sentissero di fare una cosa 'da grandi', proprio 'come deve essere fatta'; la stretta di mano prima della partita, accettare serenamente la sconfitta o proporre una patta dopo una bella partita aumentano l'auto-controllo che il bambino deve necessariamente esercitare nelle attività sociali.
L'agonismo è dunque un modo per rinforzare gli elementi positivi del gioco.
 
 
Tempo
Giocando con l'orologio (come si fa nei tornei o nelle partite più formali), il bambino riesce a correlare il tempo esterno con il tempo del proprio pensiero. È esperienza comune a tutti analizzare una mossa 'un poco' che, guardando l'orologio, si scopre che era 'un molto'! Il feedback è immediato, potendo notare che laddove ci si concentri su qualcosa non solo non ci si fa distrarre, ma anche si usano le proprie risorse senza notarlo.
Analogo feedback si ottiene giocando anche partite più informali: il bambino che sollecita l'altro a muovere, giocare velocemente per divertimento. Sono tutti punti che consentono di aumentare la consapevolezza sul proprio pensiero e del suo fluire nel tempo. Considerando che stiamo trattando di un'età in cui non è facile quantificare periodi brevi (dieci minuti, un'ora), avremo un altro elemento positivo.
 

Memoria
Aumenta la memoria, in particolare quella spaziale e visiva

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